Il mercato dell’EV su scala internazionale

Con l’arrivo della nuova amministrazione guidata da Joe Biden nel 2021, gli Stati Uniti avevano ripreso con decisione il percorso verso le energie rinnovabili. Dopo la fase di stallo del precedente governo, Washington aveva rivisto le politiche ambientali, riportando l’Environmental Protection Agency e il Dipartimento dei Trasporti a rafforzare gli standard di efficienza nei consumi di carburante.

Il presidente Biden aveva posto il sostegno ai veicoli elettrici tra le priorità della sua agenda, introducendo incentivi fiscali per l’acquisto di nuovi modelli e avviando il processo di conversione dell’intera flotta statale a mezzi elettrici (EV).

Queste scelte, nette e decise, riflettevano una forte fiducia nei progetti di transizione energetica applicati al settore dei trasporti. Gli effetti furono immediati: il mercato dei veicoli “green” iniziò a crescere, pur rappresentando ancora solo il 2% del totale delle vendite negli Stati Uniti – un dato comunque molto più alto rispetto a pochi anni prima.

Oggi, con l’amministrazione successiva, alcune di queste politiche possono essere in fase di revisione o adattamento. Tuttavia, gli investimenti e gli incentivi introdotti sotto la presidenza Biden hanno lasciato un’impronta significativa sullo sviluppo della mobilità elettrica negli Stati Uniti, segnando un punto di svolta nella transizione verso veicoli più sostenibili.

Ma come stanno affrontando questa transizione gli altri Paesi? Qual è lo scenario globale del mercato dei veicoli elettrici?

Il mondo e i veicoli elettrici

A livello globale, le vendite di veicoli elettrici sono in forte crescita. Solo nel 2020 si è registrato un incremento del 39% rispetto agli anni precedenti, in un periodo in cui il mercato automobilistico tradizionale, soprattutto per i veicoli passeggeri, mostrava un calo del 14% rispetto all’anno precedente.

In termini assoluti, nel 2020 sono state vendute circa 3,1 milioni di auto elettriche, con proiezioni che prevedono un decuplo di questa cifra entro il 2028. Entro il 2030, si stima che i veicoli elettrici rappresenteranno circa la metà delle vendite totali di auto.

Il successo dei veicoli elettrici non dipende solo dalla crescente attenzione verso soluzioni “green”, ma anche dalla consapevolezza dei consumatori riguardo ai risparmi economici, resi possibili dagli investimenti e dagli incentivi messi in atto dai singoli Stati.

Tuttavia, la diffusione del mercato EV resta strettamente legata alle politiche lungimiranti dei governi. Le stazioni di ricarica, ad oggi, non sono ancora capillarmente distribuite: in molte nazioni sono presenti solo nelle città più grandi. Attualmente, nel mondo, le colonnine disponibili si aggirano intorno al milione, un numero ancora limitato rispetto alla domanda crescente.

Per ovviare alla difficoltà di individuare le stazioni di ricarica, Paesi come il Sudafrica, l’Unione Europea e gli Stati Uniti hanno sviluppato app per smartphone che, grazie alla geolocalizzazione e agli aggiornamenti in tempo reale, permettono agli automobilisti di pianificare soste e ricariche durante i viaggi. Si tratta di una soluzione utile, seppur temporanea, fino a quando la rete di ricarica non sarà sufficientemente capillare.

L’assenza di un sistema unificato

Attualmente, nell’Unione Europea sono presenti circa 224.538 stazioni di ricarica pubbliche per veicoli elettrici. Tuttavia, l’Associazione dei Costruttori Europei di Automobili (ACEA) ha suggerito di aumentare il numero di colonnine a 1 milione entro il 2024 e a 3 milioni entro il 2029, per sostenere la transizione verso la mobilità elettrica.

In una lettera indirizzata all’Unione Europea, ACEA, insieme al gruppo di consumatori BEUC e all’organizzazione Transport & Environment, ha evidenziato come il principale “collo di bottiglia” nella diffusione dei veicoli elettrici sia proprio la capillarità insufficiente delle stazioni di ricarica. Sebbene misure come standard sulle emissioni più severi e incentivi fiscali rappresentino passi positivi, senza infrastrutture adeguate la transizione rimane rallentata.

Uno dei problemi principali riguarda la frammentazione dei sistemi: molte colonnine utilizzano tecnologie proprietarie, rendendo incompatibile la ricarica per alcuni modelli. Standardizzare le infrastrutture è quindi fondamentale per rendere i veicoli elettrici una realtà accessibile e diffusa.

Dal 2017, IONITY, con il supporto di BMW, Ford, Hyundai e Volkswagen, lavora per creare un sistema di ricarica più compatibile in Europa, mirando a standard condivisi. La stessa necessità di apertura riguarda anche i network dei programmi: mentre Tesla mantiene un sistema chiuso, la vera diffusione della mobilità elettrica richiede reti pubbliche e interoperabili, sia per le colonnine che per la gestione informatica degli impianti.

A livello globale, la situazione varia molto. In Asia, entro il 2027, si prevede che le stazioni di ricarica raggiungeranno circa 30.758 unità, grazie soprattutto a Cina e India, dove la domanda di veicoli economici e accessibili è in forte crescita. In Australia, la diffusione è costante, con un progetto di installazione lungo la costa del Queensland, ma le vendite totali rimangono limitate a circa 6.700 unità.

In Canada, le vendite di veicoli elettrici hanno subito un rallentamento, anche a causa della pandemia, e il governo sta valutando incentivi come il cashback per stimolare la transizione energetica. Negli Stati Uniti, le stazioni pubbliche sono circa 40.000, con una forte concentrazione in California (quasi 32.000). Questa distribuzione disomogenea limita la diffusione dei veicoli elettrici, nonostante le ambizioni di General Motors, che prevede di lanciare 30 nuovi modelli completamente elettrici entro il 2025 e rendere il 40% della propria produzione a batteria, con l’obiettivo di eliminare i veicoli a combustione entro il 2035.

Resta da vedere come evolverà la situazione: la speranza è che gli sforzi per rendere il trasporto più sostenibile portino risultati concreti, senza essere ostacolati da resistenze commerciali o ideologiche.